Secondo il famoso storico triestino, Fulvio Salimbeni, parlare di una piccola città non fa storia, o meglio, non contribuisce alla creazione di nulla di nuovo. Tuttavia, le sue parole ci ricordano allo storico Armando Sapori, che sostiene che la storia sia tutto quello che succede, così pure gli eventi collegati alle piccole cittadine. Anche se questi eventi non hanno influenzato la direzione della storia nazionale e regionale, sono comunque conseguenza della principale corrente storica.

GRISIGNANA è completamente integrata in queste riflessioni sulla storia, ma noi osiamo comunque coraggiosamente affermare che le specificità della posizione territoriale, il territorio come fonte di risorse biologiche e il significato della popolazione autoctona locale, le sue usanze e la mentalità, siano essenziali determinanti del suo destino durante un passato tumultuoso e senza confronti.
Le grandi nazioni storiche che stabilivano la direzione degli eventi storici hanno avuto un notevole impatto sulla storia locale del microcosmo istriano, ma ciò non sminuisce in nessun caso il significato delle piccole città come punti di partenza dell’originalità e unicità degli eventi locali come episodi unici integrati nel macrocosmo storico europeo.
GRISIGNANA ha sopravvissuto a tutti i periodi storici proprio grazie all’energia duratura della sua popolazione donando loro la volontà di sopravvivenza nonostante la frivolezza degli avvenimenti macro-storici.
GRISIGNANA respira oggi un’aria diversa. La nuova generazione ha accettato di prendersi cura delle sue visioni, le cui inevitabili determinanti sono la creazione artistica dei suoi nuovi abitanti e l’attività economica di parte della popolazione autoctona locale basata sull’agricoltura, sull’agro-turismo e su altri tipi di turismo e artigianato, dalle piccole imprese al commercio.
OPĆINSKO VIJEĆE OPĆINE GROŽNJAN GRISIGNANA KONSTITUIRANO JE 17.06.2021.G.
Članovi su: Roberta Veroneze, Đino Antonac, Ketrin Antolović Dešković, Mauro Gorjan, Ariana Jugovac, Kristian Pucer i Čedomir Poljak.
Općinski načelnik je Claudio Stocovaz, a zamjenik načelnika iz reda pripadnika hrvatskog naroda Loreno Ferenac.
Dobrodošli u drevni Grožnjan, najbolje očuvani gradić u unutrašnjosti Istre.
Grožnjan je u cijelosti zaštićen kao spomenik kulture sa bogatom tradicijom i poviješću, a u zadnjih 36 godina međunarodno je priznat i poznat kao značajni kulturni centar. Raznoliki i visokokvalitetni kulturni programi- majstorski tečajevi i koncerti, kvalitetne selektirane izložbe, festivali i mnoge druge manifestacije, kao i prisustvo mnogobrojnih umjetnika koji tu stalno ili povremeno žive i rade doprinose da se Grožnjan sve više kulturno uzdiže, te svakom posjetitelju omogućuje da izabere nešto za sebe.
Na desetak kilometara od mora možete uživati u miru i ljepotama Zelene Istre. Grožnjanština je ekološki sačuvano područje, bogato raznovrsnom florom i faunom i prirodnim znamenitostima. Blaga klima i pogodni mikroklimatski uvjeti pogoduju proizvodnji visokokvalitetnog maslinovog ulja i kvalitetnih vina, pogotovo crvenih. U agroturističkim objektima nudi se zdrava tradicionalna hrana. Mogućnost smještaja nudi se u malim privatnim objektima. Grožnjan je poznat kao otvoreni višejezični, višekulturni gradić, ali isto tako i kao mjesto koje ponosno čuva kulturnu tradiciju svoga kraja. Pozivamo Vas da nas posjetite. Vjerujemo da nećete ostati ravnodušni i da ćete se ugodno osjećati u našoj sredini.
Dobrodošli u Grožnjan.
In mezzo alle colline che a sud, tra Grisignana e Portole, delimitano il Carso, appollaiato su un cocuzzolo a 240 m s.l.m., c'e Piemonte. E da sempre paese agricolo dai campi ben coltivati, di oliveti e frutteti, dove pero si conciava anche la pelle bovina per la fabbricazione di calzature. La cittadina aveva una doppia cinta muraria, in parte tuttora visibile, su cui si aprivano due porte, delle quali oggi soltanto una e ancora individuabile. Sopra la porta ci sono alcuni bassorilievi antichi e lo stemma della famiglia Contarini, che possedette il feudo per tre secoli. Una stradina lastricata conduce al colle dove si trova l'antica chiesa della Beata Vergine Maria del S. Rosario con il campanile.
La chiesa ha un'abside circolare ed un portale ad arco acuto, datato 1879, anno dell'ultima ricostruzione. E stata costruita nel XVI secolo e rinnovata nel 1634, quando dei quattro altari antichi non ne rimasero che due. Possedeva lampade e candelabri d'argento del VIII secolo ed uno splendido calice con medaglioni smaltati del 1476. Alla fine del XVIII secolo la chiesa lo vendette e poi fini nella collezione Rotschild. Ora si trova al Louvre, a Parigi.
L'ostensorio gotico con la raffigurazione della Vergine Maria, di S. Giovanni Evangelista e Cristo che esce dal sepolcro, risale al 1849. Accanto alla chiesa si trova l'imponente Castello di Piemonte, dell'XI secolo, conosciuto come palazzo dei nobili Contarini. All'interno c'e una casetta con la scritta "Hosteria di Valentino Valle", costruita nel 1579. Fuori della porta settentrionale e stata costruita la grande chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, la nuova parrocchiale, rinnovata nel 1792. E arricchita da quattro lesene e l'abside e circolare. Ha cinque altari e ricche decorazioni. L'altare della Beata Vergine Maria del S. Rosario e stato donato alla chiesa nel 1792 dal nobile Besenghi. A fianco del tetto s'innalza un piccolo campanile a vela in pietra arenaria.
Verso valle, prima della porta ancora esistente, si trova una chiesetta del 1556, dedicata a S. Rocco, e a circa 1 km a nord della chiesa parrocchiale c'e un cimitero con la chiesetta di S. Andrea. Piemonte fu abitata fin dall'antichita, ne fanno testimonianza gli oggetti d'epoca preromana, le tombe e le iscrizioni romane. Sono state rinvenute tracce di quella che potrebbe essere la prima strada consolare che attraversava l'interno dell'Istria. Nel 1885 vi fu rinvenuta una lapide sepolcrale a ricordo di alcuni personaggi storici. L'antico nome di questa cittadina medievale s'identifica nella forma italiana di Piemonte, conosciuto fin dal 1102, quando il marchese d'Istria Ulrico II lo dono al patriarca d'Aquileia. In documenti del 1341 e del 1508 viene anche chiamato Pyamont o Poymont. Nel 1427 i tedeschi lo chiamarono Pemund. Nel 1300 Piemonte appartenne ai conti di Pisino. In seguito divenne proprieta di Venezia, che lo contese alle schiere croate del conte di Veglia. Piemonte venne invano attaccata dai Triestini del patriarca Lodovico de' Della Torre e dal loro vescovo Negri, che in quel tempo erano in guerra con il conte di Pisino. Nel 1374, il borgo cadde sotto il dominio austriaco e fu elevato allo stato di feudo. Sottoposto ad un capitano, ebbe un'amministrazione separata, un proprio urbario ed un governatore.
Alla fine del XIV secolo inizia sul territorio la lenta immigrazione di famiglie croate. Il governo austriaco era solito assegnare la Signoria di Piemonte dietro una tassa annua, per cui i proprietari furono molto numerosi. Dopo il 1412, Piemonte venne piu volte presa d'assalto da Venezia durante le guerre contro gli ungheresi, i turchi e gli austriaci. Cio duro fino al 1511, quando venne riconquistata in via ufficiosa, ma l'annessione venne ratificata soltanto in seguito con il trattato di Vorminga. Nel 1530 la Signoria di Piemonte venne messa all'asta, a Venezia, e assegnata a Giustignano Contarini. I suoi eredi la tennero fino al XIX secolo, quando cadde sotto il dominio di Napoleone, e non molto tempo dopo, di quello austriaco. L'efficiente governo austriaco porto prosperita al paese, specie con la costruzione della linea ferroviaria a scartamento ridotto, chiamata "Parenzana". Lo sviluppo del commercio contribui ad intensificare la produzione agricola, in particolare quella frutticola e orticola. Fiori l'artigianato. Durante il governo austriaco come anche di quello italiano, Piemonte ebbe la posta, la scuola, due negozi, l'oleificio ed altri esercizi artigianali. Nel 1943, il movimento antifascista coinvolse anche Piemonte, e gli antifascisti croati ed italiani lottarono assieme contro l'occupatore tedesco. Con il Trattato di pace di Parigi, Piemonte tocco alla Jugoslavia. Per cause economiche e politiche segui un esodo di massa, tanto che delle venti famiglie d'un tempo, ora nella cittadina non e rimasto che una quarantina di persone. Questo borgo cinto da mura e da torri stupisce per la perfezione architettonica delle sue costruzioni. A chi desidera percorrere l'Istria per vedere e conoscere la sua storia e la sua cultura, una visita e d'obbligo.
Lungo la strada che attraversa la valle di Sterna, superato il paese di Marusici, si sale a sinistra accostando la sponda destra del torrente Bazuie, per una carreggiabile. Dopo 1 km si supera un ponticello fatto di traversine di ferro riempite di ghiaia. Qui un tempo esisteva un mulino di cui sono rimaste le sole fondamenta.
Si passa poi sulla sponda sinistra e dopo 2 km di salita si arriva a questo paese, ormai deserto, a 320 di altezza. Le case vuote, prive di porte e finestre, le stradine semicoperte dalle robinie – tutto provoca un senso di sconforto. La chiesetta si trova a 50m piu in alto del paese, su un'altura dalla quale lo sguardo puo spaziare lontano, ed e abbandonata come pure il cimitero adiacente.
Era dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata, e la sua costruzione risale al 1892, come testimonia la data incisa sul portale in pietra calcarea. E stata consacrata nel 1901. Attraverso la porta spalancata si intravvede l'interno dove c'e ancora l'altare, ma il resto dell'arredo e stato portato via. Dall'altura dove si trova la chiesa, si puo osservare il villaggio sottostante. La chiesetta ha un campanile a vela con bifora, senza campana. Fino al 1930 appartenne alla pieve di Sterna e in seguito venne annessa a quella di Collalto.
Di fronte al paese si trova il dosso di Gradigna o Gradegna, che termina con il monte Fineda. E circondato da castagni, querce e alberi da frutto, interposti a terreni incolti sfruttati per il pascolo di capre e cavalli. Superata la chiesa, una mulattiera si inerpica per una dorsale fino a Semi, un paesino quasi totalmente abbandonato. Il torrente Bazuie scorre ad ovest del paese. Nasce a Collalto, e s'inabissa in una foiba, al limite d'una strada asfaltata che da Marusici porta a Sterna. Un tempo, qui c'erano due mulini.
Un tempo, la giurisdizione di Sterna era molto ampia: comprendeva i paesi di Cuberton, Toppolo, Cucciani, Ceppi e Gradena. Anticamente era conosciuta con il nome di Cisterna di Grisignana, perché ne faceva parte. Il toponimo Sterna e la forma abbreviata di Cisterna, poiché deriva dalla sorgente perenne che qui alimenta sei fosse nella valle a nord della chiesa. Nel 1067 il feudo, chiamato allora Steina, fu ceduto dall’imperatore tedesco Enrico IV al vescovo di Frisinga. Nel 1102 il marchese Ulrico II dono Sterna al patriarcato d’Aquileia, che lo diede in feudo al vescovo di Cittanova. I patriarchi cedettero Sterna nel 1260 ad Almerico XXX di San Giorgio in Laymis, dopo di che passo ai conti di Gorizia e a meta del XIII secolo entro a far parte della signoria di Momiano.
Quando nel 1358 Venezia acquisto Grisignana con tutto il suo territorio, anche Sterna divenne proprieta veneta. Nel 1420, con la conquista di Venezia della parte patriarchina dell’Istria, Sterna passo sotto la giurisdizione di Pietra Pelosa, e nel 1564 parte divenne feudo della famiglia Gravisi e parte della famiglia Del Bello. Durante la guerra tra Venezia e la lega di Cambrai che duro dal 1508 fino al 1516, Sterna fu piu volte devastata dai mercenari di ambedue gli eserciti. Il paese si trova a 304 m di altitudine e l’abitato e leggermente sopraelevato rispetto la chiesa, che si trova in un piccolo avvallamento del terreno carsico.
Le case in muratura a vista parte sono in pietra arenaria grigia, e parte in pietra bianca calcarea. Sterna si raggiunge per una strada che, se presa dal lato sud, di fronte a Castelvenere svolta a destra. Questa strada divide nettamente la zona settentrionale marno-arenacea da quella meridionale, calcarea. Anticamente la chiesa aveva una pieve molto ampia e tutte le chiese del territorio erano sotto la sua giurisdizione. Eretto nel 1791, il campanile ha una torre ottagonale che termina con una cuspide conica. La chiesa, staccata dal campanile, e stata costruita nel 1746, come riporta la scritta su un’architrave bianca e nel 1753 e stata consacrata dal vescovo
Lungo la strada che da Marusici va verso Sterna, superato il bivio di Vergnacco si svolta a sinistra e si sale a Cuberton. La strada, lunga 1,5 km, attraversa i paesi di Gomilla di sotto e di Busletti. Nelle due frazioni di Gomilla sono stati rinvenuti tumuli preistorici. Cuberton e situato sulla cima di un colle, immerso in una natura bellissima e circondato da castagni. La chiesa, che era dedicata a S. Lorenzo, conserva l'altare ligneo, mentre il resto del corredo e stato quasi completamente trafugato. Monsignor Parentin ricorda che la chiesa possedeva una preziosa reliquia: una croce astile in rame con figure a sbalzo da ambo le parti ed un crocifisso in bronzo che sul retro aveva una targhetta smaltata con i simboli celesti su sfondo azzurro.
Era un'opera del XIII secolo, e non si sa dove sia finita. Nel 1655, in uno degli altari della chiesa di Cuberton, fu trovata una pergamena sigillata, datata 1543. Rendeva noto che il vescovo scismatico di Capodistria, Pier Paolo Vergerio, aveva consacrato la chiesa di San Lorenzo. Cuberton era sotto l'amministrazione ecclesiastica di Sterna, ed era feudo del vescovo di Cittanova. Nel XIII secolo era proprieta di Filippo di Cosliaco, vassallo di Mainardo III, conte di Gorizia. Questi, nel 1250 confermo agli eredi di Andrea de Cirlago di aver venduto il villaggio al loro padre. Nel XVI secolo, dopo l'annessione alla Repubblica di Venezia, Cuberton divenne proprieta della famiglia Vergerio e poi in parte, anche della famiglia Del Bello, alla quale nel 1585 venne riconosciuta l'investitura generale. In seguito il possesso passo ai Belli, che lo diedero in dote ad una figlia sposata ad un Groppo di Pirano.
Cuberton rimase possedimento di giurisdizione privata fino alla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. Dopo di cio, a Cuberton tocco la stessa sorte di Sterna e di Grisignana. Il paese, che aveva avuto una scuola, degli artigiani e una forte economia rurale, dopo la II Guerra mondiale, causa l'esodo, era rimasto vuoto e in rovina. In questi ultimi anni, e iniziata la ristrutturazione delle case per cui Cuberton sta gradatamente tornando a nuova vita. Prima di arrivare al paese, un sentiero al culmine della salita porta attraverso una pineta al vecchio cimitero ed a quella che fu una chiesetta, dedicata a S. Margherita.
Lasciando a Porta Porton l'imperiale via Flavia, si trova una stradina che s'inerpica lungo un colle, dove esiste ancora la chiesetta di Santo Stefano con il cimitero e una parte dell'altare ligneo appartenuto all'antica chiesa di S. Antonio del XIV o XV secolo. Al bivio per Castagna, un'altra strada porta al paese di Biloslavo, dove un tempo c'era l'omonima fermata della linea ferroviaria chiamata "Parenzana".
Dopo il cimitero, il sentiero scende verso l'antico paese di Castagna. Il borgo fu abitato fin dall'antichita, ne danno testimonianza le tombe e le iscrizioni d'epoca romana ivi trovate. La chiesa parrocchiale, dedicata alla Beata Vergine Maria ed ai SS. Pietro e Paolo, porta l'iscrizione "Electamus Genoa 1769". Rifatta nel 1500, e stata ingrandita nell'anno riportato dall'iscrizione. Ha tre altari, dei quali il maggiore e in marmo ed e ornato dalle statue dei SS. Pietro e Paolo. All'esterno sono incastonate due testine barbare che sostenevano i costoloni del presbiterio preesistente.
Davanti alla chiesa si erge il campanile veneto in areanaria, a base quadrata, con torre e cuspide ottagonale. Sull'arco e riportata la data del 1766. Il paese, quasi completamente disabitato, ha mantenuto un po' di vita lungo la strada principale. Le case rivelano interessanti particolari architettonici di carattere rustico tipicamente istriano, come lunghi ballatoi, piccoli terrazzi e "cavade" esterne per arrostire e cucinare.
Alla fine del XIV secolo, sotto il dominio austriaco, nei paesi vicini furono insediate famiglie morlacche. Nel 1510, Castagna venne conquistata dai Veneti e nel 1521 il possesso venne sancito con l'editto di Vormazia. Nel 1530 Venezia vendette Castagna all'asta che, assieme a Piemonte e a Bercenigla, divenne proprieta del veneziano Giustiniano Contarini, la cui famiglia la mantenne fino al XVIII secolo. Anticamente esisteva pure l'omonima famiglia Castagna, di cui si vede ancora lo stemma su una casa. Dopo la pestilenza del 1630, Venezia favori l'immigrazione di molte famiglie croate provenienti dalla Dalmazia e da altri luoghi. La chiesa dei SS. Pietro e Paolo La gente del luogo si e sempre occupata di agricoltura e da sempre la terra ha dato loro il sostentamento necessario. Gli abitanti di Castagna hanno lavorato per secoli sulle barche che trasportavano il legname lungo il fiume, dalla Bastia a Porto Quieto. Furono chiamati "battellanti".